Compagnia Michele Bandini/Ferri/De Ponti/Zoe
di Michele Bandini
con Michele Bandini, Francesco Ferri
regia Michele Bandini
ideazione Michele Bandini, Francesco Ferri
disegno del suono e live electronics Stefano de Ponti
strutture in legno Mael Veisse
produzione realizzata con il sostegno di Created in Umbria, Teatro Stabile dell’Umbria, Associazione Zoe, ZoeTeatro
B/Sogno
È un progetto dalla duplice natura.
È un doppio sogno.
Due visioni. Due luoghi. Due figure. Due solitudini.
Frammenti di una quotidianità filtrata dal sogno, scossa da un paesaggio sonoro che amplifica e distorce. Un dittico onirico in cui si mescolano due esistenze. Due appartamenti, due stanze, due vite simultanee, il giorno e la notte, lo scorrere del tempo, i rituali quotidiani a mostrare l’essenzialità dell’esistenza e la banalità del vissuto, una musica che è suono degli oggetti, amplificazione dei luoghi, del respiro, del pensiero. Il bisogno di raccontarsi, di mostrarsi per quello che si è, con le proprie debolezze e mancanze, la necessità di mostrarsi in bilico tra il sonno e la veglia, tra il detto e il non detto, tra il fatto e il non fatto.
B/Sogno è un progetto sonoro, basato sull’utilizzo di microfoni e controller digitali, in cui lo spazio scenico e l’attore diventano punti di origine del suono, della musica, della parola, che ora è senso, ora è grido, flusso verbale, ripetizione. B/Sogno è un progetto di ricerca sul radiodramma teatrale inserito nel percorso artistico pluriennale denominato RadioGrafie – ScrittureRadio.
Video integrale:
Pubblicazione testo su “Lo Straniero”: https://michele-bandini-blog.tumblr.com/post/84457171824/michele-bandini-b-sogno-pubblicazione-testo

Travolti dal destino dentro l’ascensore A Inequilibrio il «B/sogno» di Bandini e Ferri, progetto sonoro che racconta solitudini…
di Rossella Battisti Castiglioncello
Nel fertile vivaio di «Inequilibrio» – il festival dentro e intorno al Castello Pasquini di Castiglioncello – la direzione di Andrea Nanni ha accentuato il carattere di sperimentazione, con uno spettro di proposte molto vario, spesso con tratti inediti. Come la «versione radiodramma» che la compagnia Bandini/Ferri fa di B/sogno, un racconto o meglio come precisano gli autori stessi – Michele Bandini e Francesco Ferri, appunto – un «progetto sonoro» sull’idea di un doppio sogno. Prospettive binarie, divise e con-divise da due personaggi che abitano negli spazi paralleli e anonimi di un condominio. Chiusi nelle loro stanze, dove rientrano la sera, immersi in faccende domestiche o ossessioni quotidiane. Solitudini tangenti all’infinito finché si incontreranno in ascensore, dove il caso crea il cortocircuito, il punto zero dal quale ripartire. Pensato sonoro, con una partitura di rumori, suoni, flussi di parole, B/sogno si trasforma sul palcoscenico in un luogo claustrofobico pieno di ombre. I protagonisti ridotti a silhouette, emettitori di frammenti di senso, lacerti di esistenze decelerate al minimo. Sfociando in un incontro angoscioso (chiusi nell’ascensore per un guasto improvviso), che lascia sospeso nel vuoto anche il finale.
Recensione Hystrio
B-SOGNO
FESTIVAL INEQUILIBRIO,
CASTIGLIONCELLO (Li). IN TOURNÉE
Due protagonisti, due vite parallele che scorrono nell’isolamento, due prossimità distanti che d’improvviso vivono un’esperienza comune in uno stretto ascensore che un black-out improvviso isola dal resto del mondo. In B-Sogno- seconda tappa di RadioGrafie/ScrittureRadio, progetto pluriennale che Michele Bandini porta avanti assieme all’eclettico Mael Veisse (qui autore delle strutture in legno), incentrato sul rapporto tra scrittura, lavoro attorale e tecnologia digitale applicata al suono dal vivo -, ci sì muove per opposizioni, in un alternarsi di luce e buio, silenzio e rumore, giorno e notte. E in questi dualismi dì claustrofobia e alternanze chiaroscurali, emerge un’atmosfera oppressiva, ansiogena e tesa. La partitura per rumori (in presa diretta) offre un sottofondo che gioca nella stessa direzione e il lavoro, da questo punto di vista, si dimostra efficace e interessante. L’ambiente, ossessivo e coercizzante, diviene metafora di una solitudine dell’uomo moderno ingabbiato in palazzi anonimi e grigi, popolati di solitudini, di azioni ripetute e rituali che si compiono in spazi sempre più ridotti. Il lavoro di Bandini riesce proprio in questo lento e spietato soffocamento, quasi un annullarsi dell’elemento umano a favore di quello sonoro, in un’angosciosa epifania di nevrosi e alienazioni che passano attraverso le essenziali azioni dei protagonisti, dai loro “suoni” amplificati e vanno ad avvolgere gli spettatori attirandoli in un vertice angosciante. Marco Menini


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